Friday, Mar 7th, 2008 ↓

“È un vero peccato che nella scuola italiana la parodia non faccia parte dei normali strumenti d’insegnamento […] In parte, forse, per una malintesa forma di rispetto, come se scrivere due paginette «alla maniera» di Verga o D’Annunzio equivalesse a uno sberleffo, a uno sgorbio volgare sul loro sacro monumento. In parte deve poi entrarci quel rovinoso atteggiamento che gl’italiani hanno sempre avuto verso la cultura (ma anche verso la politica, l’ecologia, il sindacalismo, ecc) che gli fa apparire «serio» soltanto ciò che è altisonante, impettito, astruso, per cui, conversamente, ogni approccio di sapore pragmatico gli sembra ignobile e superficiale.”

Fruttero & Lucentini citati da jtheo (via phonkmeister)

Sottoscrivo, dedicandolo tra l’altro a chi compone poderosi saggi (anche sui blog) selezionando a bella posta il sinonimo più altisonante (roba che manco il tizio ucraino in Everything is Illuminated, per dire), abbondando con gli avverbi e non andando MAI a capo. Oh, fate pure, eh, tanto io mica vi leggo. Less is more.

(Tornando a bomba: sì, la parodia come compito di italiano sarebbe un ottimo esercizio.) 

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