“Perché per me questo è il lavoro traduttorio: onesto artigianato a cui dedicarsi con rispetto dell’autore e dei lettori. Niente di più e niente di meno. Io non ho velleità creative, perché se le avessi scriverei dei romanzi in prima persona e non metterei le mani su quelli altrui - anzi, spesso chi ritiene di essere uno scrittore mancato rischia di mettere troppo di sé nei libri che traduce, sostituendosi allo scrittore vero e proprio e dimenticandosi invece di essere al servizio del testo che sta traducendo. E’ scontato dirlo, ma se non ci fosse il testo originario non ci sarebbe neanche il traduttore. Sarà triste dirlo, ma il lavoro di quest’ultimo è sempre subordinato al testo che c’è già. Tradurre è un lavoro adatto per chi ama stare in ombra, dietro le quinte, in secondo piano. Non è un lavoro da primadonna o per chi vuole calcare le scene sotto i riflettori.”