“Ci sono gli editori che pagano poco e male, e quello lo sappiamo. Ci sono i colleghi che si radunano alle conferenze e si parlano addosso (ma è solo un modo per vincere la solitudine, sappiate… ore e ore tappati in casa sul significato di “polidismorfopalinclasìa”, vorrei vedere voi), mentre altri colleghi seduti su un pulpito sopra una nuvoletta stile Goku sparano similitudini esistenzialiste del tipo “la traduzione è un atto d’amore”, “la traduzione è sofferenza”, “la traduzione è un zufrasso profumato”, “la traduzione è la traduzione è la traduzione”… sono tutte cose che fanno male al nostro lavoro, che dovrebbe essere semplicemente: “mettiti lì e traduci, stronzo”.”